Frankenjura

Frankenjura

Noi aquile di Sotaregn non siamo molto attratti dal calcio: pochi di noi lo seguono e ancora meno l’hanno praticato. Però nel periodo dei campionati mondiali nemmeno noi possiamo isolarci dal flusso ininterrotto di informazioni riguardo quel dato calciatore o quel rigore più o meno regalato. Una discussione che spesso viene ripresa riguarda il confronto degli attuali calciatori con i miti del passato: Messi è più forte di Maradona? la Spagna di quattro anni or sono è stata davvero la squadra più forte mai esistita? Purtroppo (o per fortuna) questo tipo di discussioni nel calcio possono essere catalogati come “discorsi da bettola” in quanto non è possibile confrontare gioco e giocatori di due epoche differenti.

Il discorso cambia nell’arrampicata sportiva: una via salita rimane per sempre a disposizione di tutti (salvo rottura di prese) a dimostrazione dell’abilità di chi nel passato l’ha salita e ognuno può dunque confrontarsi con una precisa performance di un atleta anche di un’era differente.

Ad esempio ogni climber ha la possibilità di andare in Frankenjura e attaccarsi alle prese di Action Directe per capire qual’era lo stato di forma e la forza di Wolfgang Güllich nel 1991: in più di 20 anni questa via non conta molte ripetizioni, dimostrazione che la performance di Güllich è più che mai attuale. Inoltre bisogna contestualizzare queste salite: il materiale utilizzato (pedule in primis) non aveva raggiunto il livello attuale, le conoscenze riguardo l’allenamento specifico erano primordiali e non vi erano palestre in cui rintanarsi in caso di brutto tempo. Si capisce quindi che il livello raggiunto dai climber del passato, sebbene a livello “numerico” sia più basso dei “big” attuali, è di tutto rispetto.

Anche io nel mio piccolo ho potuto confrontarmi con un po’ di storia dell’arrampicata durante una visita in Frankenjura con Lucio e Daniel. L’idea iniziare era di tornare a Céüse ma, date le condizioni meteo avverse, abbiamo deciso di cambiare meta. E di certo ci sono stati dei lati positivi: avvicinamenti massimo 5′ (andando piano) al posto dei 50′ (andando veloce) di Céüse, pernottamento comodo e conveniente dalla signora Zambelli invece che dormire in tenda (sotto l’acqua), Schnitzel e ottima birra per pochi euro invece che la cucina da campo… forse stiamo diventando troppo cittadini ma di certo è stata una vera vacanza!!!

Quando si giunge nella Fränkische Schweiz, come viene anche chiamato il Frankenjura, si fatica però a credere che qui è stata scritta la storia dell’arrampicata moderna: prati, fattorie, qualche paesino e qualche bassa collina nascosta nel bosco, ma di falesie nessuna traccia! Siamo davvero nel posto giusto?
Basta invece inoltrarsi in questi boschi per scoprire queste piccole falesie, delle vere gemme nascoste, sulle quali è possibile scalare per 3 vite intere (in tutta la zona sono presenti più di 8000 tiri). Ed è proprio su queste falesie che Kurt Albert nel 1975 ha disegnato il primo Rotpunkt (punto rosso) a segnalare che una via originariamente salita in artificiale è stata scalata anche in arrampicata libera creando così il concetto di arrampicata sportiva moderna.

Le vie sono proprio come ce le immaginiamo: corte, boulderose, normalmente ben strapiombanti (ma data la quantità di vie si trova anche altro) e chiaramente su buchi. Da quando si staccano i piedi da terra bisogna dare tutto per arrivare fino in catena (o meglio: al singolo chiodo che viene usato come sosta) e bisogna essere pronti a tirare un monodito anche su gradi “da riscaldamento”.

Visto che per me era la prima visita in Frankenjura mentre i miei compagni d’avventura sono praticamente dei “locals”, Daniel e Lucio si sono offerti di farmi da “guide turistiche” e mi hanno portato a scalare nei settori più caratteristici per provare alcuni tiri storici. Ho avuto così la possibilità di salire il primo 9- UIAA (circa 7b+) della Germania (“Sautanz” ad opera di Kurt Albert), provare (purtroppo senza successo) il primo 9 del mondo (“Magnet”, pure di Kurt Albert) e salire molte altre vie meno conosciute ma altrettanto belle. Abbiamo pure fatto una visita a Wallstreet (primo 8c) e alla mitica Action Directe (primo 9a del mondo): entrambe queste vie sono dei capolavori di Wolfang Güllich.
Una curiosità su Magnet: per superare il tetto a metà della via, il metodo originale prevede un allungo da sotto al tetto fino a una “buona” presa; per effettuare questo movimento è però necessario avere “un’apertura alare” minima: per questo motivo Kurt Albert aveva costruito un’asta lunga quanto l’apertura alare minima necessaria in modo da poter misurare “a secco” (senza nemmeno attaccarsi alla roccia) se questo movimento era possibile per una data persona!!! In realtà si è poi scoperta una sequenza (un poco più dura) anche per i “piccolini”.

Nonostante l’impegno come “baby-sitter” anche Daniel e Lucio hanno avuto il tempo per poter provare i loro progetti: visti gli avvicinamenti molto corti e il fatto che le vie sono anch’esse molto corte è possibile visitare anche 2-3 settori in un’unica giornata, inserendo pure una pausa per godersi un’ottima torta (altra specialità della regione).

Per una visita in Frankenjura l’automobile è indispensabile: tutti i settori sono sparsi in una vasta zona (e raramente sono visibili dalla strada). Anche un GPS o una buona cartina sono d’obbligo se non si vuole vagare per paesini all’apparenza tutti uguali senza sapere dove ci si trova. Per arrampicare invece per la maggior parte delle vie basta una corda da 20m, 4-5 rinvii e ogni tanto il clip-stick potrebbe venire utile data la natura “kamikaze” di alcune chiodature (specialmente per quello che è il primo chiodo). Inoltre quasi dimenticavo: meglio avere delle dita d’acciaio per tenere questi buchi!!!

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Sono Züghi e sono un'aquila di Sotaregn...

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