Claro 2.0

Claro 2.0

Oltre alle giornate particolarmente adatte all’arrampicata, questo mese di ottobre che volge al termine ci ha regalato davvero molte soddisfazioni (e con “ci” intendo a molti del gruppo AdS). Dove? Ma a Claro ovviamente: il posto più bello del mondo!

Qualche settimana fa ho già redatto un breve testo ma i pretesti per un nuovo articolo sempre sulla stessa falesia sono due: un resoconto di alcune nostre realizzazioni e alcune foto “con la reflex” scattate per l’occasione. Come ogni climber anche noi siamo un po’ vanitosi e ci sembrava bello avere qualche scatto per ricordare queste giornate.

Borel su Apnea

Borel su Apnea

Entrando nello specifico negli ultimi giorni abbiamo concentrato il nostro interesse e la quantità di magnesia usata al settore California e in particolare sul paretone tra “Estival Rock” e “Zigofolies“. Sulla mitica “Apnea”  (8a) hanno trovato pane per i loro denti Ean e Borel (oltre a Cesco che ha ripetuto questa via dopo averla già salita “in gioventù”). Dopo qualche giro di esplorazione per trovare gli spalmi e le giuste sensazioni, hanno dovuto ancora sudare qualche altro giro per passare la corda nella tanto agognata catena: nel caso di Apnea bisogna proprio tenere duro fino alla fine e guadagnarsi anche gli ultimi centimetri. Complimenti a tutti e tre!

Cesco, dopo la ripetizione abbastanza veloce di Apnea, ha rivolto subito l’attenzione alla via accanto: “L’ultimo teorema di Fermat“. Questa linea relativamente nuova (chiodata e liberata un paio di anni fa da Nick con una proposta di grado di 8a+) aveva anche creato qualche discussione in seno al gruppo dato che si incunea tra Teresa Ciapa la Presa e la stessa Apnea, utilizzando due prese di quest’ultima. Sicuramente di spazio fra le vie non ce n’è molto ma, fatta eccezione per le due prese incriminate e il finale in comune con Teresa, il Teorema segue una linea autonoma e a mio modesto parere è una via che ha ragione di esistere, in particolare per la bellezza dei movimenti: quindi bravo Nick!

Cesco sul Teorema

Cesco sul Teorema

Personalmente, dopo aver chiuso i conti con qualche altro tiro un po’ più semplice che mi restava da fare a Claro, ho sfruttando il fatto di avere qualcuno con cui provare la via (e da cui attingere movimenti e trucchetti) e anche io mi sono interessato al “Teorema”. Oltre alla bellezza della linea e dell’arrampicata, da buon matematico un nome del genere non poteva lasciarmi indifferente dato che l’Ultimo Teorema di Fermat (v. sotto), e le vicissitudini di coloro che hanno tentato di dimostrarlo, è una delle storie più appassionanti della matematica.

Sabato scorso, armati di buona volontà (e della macchina fotografica “professionale” di Cesco) ci siamo recati sotto “il teorema”; con noi Borel (che aveva già chiuso i conti con Apnea qualche giorno prima e ha approfittato per portarsi a casa anche la tanto temuta Teresa) ma anche Philo, Annik, Mattia e Matteo. Ovviamente l’obbiettivo primario mio e di Cesco era di chiudere il tiro, però secondariamente volevamo “documentare” i nostri sforzi con qualche bella foto da poter mettere sul sito e appendere in baita.

Il nostro primo obiettivo è stato centrato e en plein: sia Cesco che io abbiamo chiuso i conti con la via: Cesco per non farsi mancare niente ha deciso pure di ripetere Apnea lo stesso giorno visto che si ricordava bene tutti i movimenti! Per quanto riguarda il secondo (bellezza delle foto) lasciamo giudicare a voi.

Io sul Teorema

Io sul Teorema

Ovviamente per me questa via ha un sapore particolare: è la prima con l’8 davanti che riesco a fare dopo il mio infortunio al dito (11 mesi fa). Sebbene non così limitante come rompersi una caviglia (già successo anche quello…), per un climber un infortunio al dito è sicuramente molto serio: non nascondo che la riabilitazione e la ripresa sono state lunghe e ci sono stati dei momenti in cui ho dubitato di poter riprendermi al 100% (durante i primi mesi di arrampicata spesso finivo le giornate con dolori al dito…). Fortunatamente il tutto è andato per il meglio, la forma ritorna e il dito ha passato a pieni voti un bel banco di prova! Ringrazio dunque chi si è “preso cura di me” in qualsiasi modo (Dr. Schweizer in primis ma anche tutti i miei amici/parenti e morosa).

 

Alcune foto della giornata (la collezione completa la metteremo sull’apposita pagina del sito… non appena verrà resuscitata). Per una piccola introduzione sul teorema scorri sotto…


Il teorema di Fermat afferma che

x^n+y^n=z^n

non ha soluzioni naturali (x,y,z) per n>2. Anche se con questa formulazione sembra molto astruso in realtà è facilmente comprensibile e forse per questo ancora più affascinante: si tratta di un problema che anche i non addetti ai lavori possono capire. Prendiamo l’esempio con n=2, in questo caso l’equazione non è nient’altro che il Teorema di Pitagora e sappiamo che esistono dei terzetti interi che verificano questa equazione. Ad esempio 3^2+4^2= 9+16 = 25 = 5^2, dunque (3,4,5) è una soluzione ed è composta da numeri interi (senza virgola). Questo tipo di soluzioni vengono anche dette terne pitagoriche.

Se invece andiamo a n=3, quindi x^3+y^3=z^3, dopo qualche tentativo (ad esempio 3^3+4^3=27+64=91 \neq 125 = 5^3) ci si rende conto che non si trovano tre numeri interi che risolvono il problema (almeno uno dei tre avrà la virgola). La domanda rimane insoluta: magari utilizzando numeri enormi ma sempre interi, una data soluzione può esistere? Lo stesso problema sorge allo stesso modo per n=4,5,6, … .

Questo quesito era conosciuto e dibattuto già nelle scuole matematiche greche ma è stato Pierre de Fermat (1601-1665) ad affermare che effettivamente non vi sono soluzioni (e quindi creare “il teorema”). Come spesso accadeva nei suoi scritti matematici, Fermat però tralasciò la dimostrazione annotando solamente come fosse in possesso “di una bellissima dimostrazione che però non ha spazio nel margine di questo foglio” (lui era solito annotare i suoi risultati sui bordi di libri matematici come ad esempio l’Aritmetica di Diofanto). Non era la prima volta che Fermat tralasciava la dimostrazione; a volte per mancanza di tempo (lui in realtà era un matematico “dilettante” visto che era un giudice) ma più spesso questo era fatto come sfida o sberleffo per i matematici suoi contemporanei.

Mentre tutti gli altri suoi risultati vennero dimostrati e quindi le sue teorie vennero tutte confermate, l’ultimo teorema di Fermat rimaneva aperto: nessuno poteva escludere che Fermat disponesse di questa dimostrazione ma nessuno riusciva a ricostruirla. Questo problema affascinò (e stregò) schiere e schiere di matematici, dal 1600 fino all’epoca moderna. In molti fecero dei passi avanti (come dimostrare il caso n=3, n=4 o dimostrare che il problema può essere ricondotto solamente ai casi con n numero primo) ma nessuno riuscì a trovare una dimostrazione completa (e ricordiamo che per un matematico la dimostrazione è il “sacro graal”: il fine ultimo di qualsiasi impresa, la prova che la regola generata funzioni in ogni situazione).

Solamente nel 1994 e dopo aver dedicato quasi 10 anni di studio praticamente “in clausura” il matematico A. Wiles ha stupito il mondo scientifico provando finalmente il teorema e riuscendo laddove tutti i suoi predecessori hanno fallito!

Per chi volesse avere qualche informazione in più su questa vicenda davvero affascinante consiglio di leggere il libro (divulgativo, quindi adatto a tutti): “L’ultimo Teorema di Fermat” di Simon Singh.

 

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Sono Züghi e sono un’aquila di Sotaregn…

1 comment

  • complimenti a tutte le aquile!!! sempre informissima!
    Ma avete spostato il nido? Sotaregn che fine a fatto?

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