You can always climb somewhere…

You can always climb somewhere…

Ci risiamo: ancora una volta (e per il secondo weekend di seguito) si presenta il peggior incubo del climber della domenica (ovvero colui che in settimana lavora e spera di poter sfruttare per bene il sabato e la domenica). Dopo una settimana passata sotto la luce malsana del neon con il sole che splende e sembra deriderci, le previsioni meteo annunciano un fine settimana bagnato.

Oltre all’acqua a cadere sono i santi del calendario: ma più che con “agnello di Dio”, le lamentele vengono presentate all’Altissimo (e parenti stretti) accostando altri animali più o meno nobili (in particolare canidi e suini). Altro che le piaghe d’Egitto, queste sono le vere punizione divine per noi poveri peccatori.

Dopo le invettive di cui sopra, bisogna passare alla fase di accettazione della situazione climatologica e infine bisogna trovare una soluzione di ripiego. Ovviamente un piano B sarebbe spostarsi in una struttura al coperto ma i pericoli in quel caso sarebbero molti: in primis la troppa gente che si accalca nelle palestre di arrampicata ci fa perdere la concentrazione e il lato zen dell’arrampicata, ma questo è un problema che siamo abituati ad affrontare,  ad esempio a Ponte Brolla. Il vero pericolo è il troppo fornito bar che immancabilmente ci distrae dal vero obbiettivo della giornata ovvero provare i tiri duri e trovare scuse per giustificare i nostri fallimenti.

Battesimo di Cevio con la pioggia per i giovani Till, Leo, Jack e Pippo

Che fare allora? Nella mia (breve) carriera di arrampicatore ho capito che con un po’ di buona volontà e senza essere troppo schizzinosi sulle condizioni (che tra l’altro possono diventare un’ottima scusa nel caso di débacle) in un qualche modo si può sempre arrampicare all’esterno, anche in giornate che sembrano davvero senza speranza.

 

In Ticino la falesia da brutto tempo per antonomasia è sicuramente Cevio: grazie al suo super strapiombo essa rimane asciutta anche in caso di cataclismi millenari. Ovviamente le condizioni che troverete dopo una settimana di acqua non saranno molto invitanti e la camminata di 15 minuti sotto l’acqua non migliora il quadro generale, è però vero che rarissimamente non sono riuscito a scalare a Cevio.

La scelta di falesie “asciutte” si ampia di molto se le quantità di pioggia sono limitate: in questo caso anche a Ponte Brolla, Cresciano (settore strapiombi), Lodrino (Lüna Bösa) e perfino al Mövenpick si riesce a scalare qualche linea. Il discorso si complica invece se la pioggia caduta nei giorni precedenti è molta. In questo caso spesso l’acqua filtra dalle fessure ancora per giorni bagnando i tiri.

Acherli – anche con qualche goccia d’acqua si scala!

Se si è pronti ad una trasferta più lunga (direzione Nord delle Alpi), allora possiamo annoverare anche altre due falesie: Lungern (di cui abbiamo già parlato) e Acherli. Quest’ultima falesia (semi segreta: non esistono topo ufficiali) si trova poco al di sopra di Erstfeld ed è ben visibile quando ci si sposta in treno in direzione di Arth-Goldau. Purtroppo la parte bassa non è accessibile (terreni privati) e dunque per poterci arrampicare si è costretti a raggiungerla tramite una scomoda cengia. In pratica si arrampica solamente sulla seconda parte della parete partendo da questa cengia mediana.
Anche qui ci si può davvero divertire se piove: le vie sono generalmente in leggero strapiombo e offrono un’arrampicata di continuità intervallata da qualche passo boulder su prese più piccole. Anche se in genere di facile lettura i tiri rimangono davvero molto divertenti!

Sperando di aver dato qualche buona idea per le prossime giornate d’acqua vi lasciamo qualche scatto di Acherli e Cevio.

 

 

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Sono Züghi e sono un’aquila di Sotaregn…

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