Fitosanitari

Fitosanitari

“La roccia è fatta solo per arrampicare?”
Viviamo in un mondo dove possiamo fare quasi tutto quello che vogliamo e ciò ci pone di fronte a una grande responsabilità: scegliere cosa fare e cosa no. In questo articolo vorrei chinarmi sulla scelta di utilizzare o meno prodotti fitosanitari per la creazione e il mantenimento di falesie e vie di arrampicata. In alcune zone di arrampicata del nostro verde Ticino – forse troppo verde per alcuni – sono stati usati fitofarmaci e altri prodotti contro licheni, piante, fiori, insetti; in pratica per eliminare dalla  roccia qualsiasi forma di vita e favorirne una sola: quella dell’arrampicatore sbofonchiante e sudaticcio, che all’occasione una domenica potrebbe transitare di lì. Chiedo: “La roccia è fatta solo per arrampicare?”. Una domanda che forse alcuni non si sono  mai posti o preferiscono ignorare. Guardiamo i bambini: amano arrampicare ma anche scoprire piccoli animaletti, insetti, arbusti che vivono sulle rocce. Rincorrere una lucertola, sorprendersi a vedere animali che spuntano saltando dalla roccia  perfettamente mimetizzati, licheni e piante che crescono solo dal nutrimento che una parete può dare.Tutto questo può essere estremamente interessante e costruttivo per un bambino ma anche per un adulto. Purtroppo, però, con lo scorrere degli anni sembrano esserci cresciuti i paraocchi come quelli dei cavalli, che ci lasciano intravvedere unicamente le nostre tacchette sbiancate dalla magnesia. La falesia ideale è dunque una base perfettamente livellata, senza tronchi di intralcio, rocce praticamente sterilizzate, umidità zero, nessun rigagnolo di acqua piovana, chiodata con la massima sicurezza per potersi tritare fisicamente come bestie e tornare a casa dicendosi: “oggi sì che ho reso!”. Abbiamo perso l’attrazione per il fascino dell’avventura, della  sorpresa, emozioni che oggi fanno quasi paura e sono state sostituite da un rassicurante senso del controllo. Una contraddizione, se guardiamo bene, in quanto figlia dell’alpinismo l’arrampicata è infatti nata dalla voglia di esplorazione, libertà, avventura, dall’amore per la natura.

Fitosanitari

sono tutti quei prodotti, di sintesi o naturali, che vengono utilizzati per combattere le principali avversità delle piante (malattie infettive, fisiopatie, parassiti e fitofagi animali, piante infestanti).

L`utilizzo di prodotti fitosanitari è sempre andato in crescendo negli ultimi anni. Soprattutto nell’agricoltura intensiva, dove si cerca la massima resa col minimo investimento. In questo modo sono stati distrutti gli equilibri naturali del terreno, tant’è che oggi siamo praticamente dipendenti dall’uso della chimica: per concimare terreni ormai morti, per combattere parassiti che trovano invece terreno sempre più fertile, per rafforzare piante ormai deboli. Parassiti e invasive sviluppano però resistenze e perciò i prodotti devono essere sempre più aggressivi, nocivi… e costosi! Ciò che rallegra molto le industrie. Per una parte di economia che gira, però, il prezzo da pagare non è irrisorio: ad esempio le falde freatiche sono sempre più inquinate, un problema per le piante e per l’uomo. E la superficie fertile del pianeta è in continua diminuzione, non solo a causa della cementificazione ma anche, un’altra contraddizione in termini: dell’agricoltura intensiva. Dunque, prima di utilizzare certi prodotti in quei pochi luoghi di tranquillità che al momento erano sfuggiti da questo ciclo distruttivo, si dovrebbe forse “pensare un’ottava più alta”.

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“Cerchiamo di mantenere intatti i nostri piccoli PARADISI verticali anche per il nostro futuro, per arrampicare e vivere la NATURA che ci avvolge (terra, sassi, fiori, rami, piante, licheni, ecc…) senza doverla sfruttare”
Oggigiorno la natura è sempre più percepita come una gigantesca macchina che possiamo manipolare, un grande parco dei divertimenti dove tutto è gratuito e a nostra libera disposizione. Una fonte inesauribile di risorse destinate a soddisfare la nostra cupidigia. mentre si tratta di un sistema creativo teso verso una meta comune. Ricordo che tutti i processi che si creano nell’acqua si riflettono nelle forme individuali della vegetazione, e che una popolazione libera può crescere solo su una terra fertile. Mi sono un po’ allontanato dalle nostre pareti, ma è un esempio che dà l’idea del circolo vizioso in cui siamo caduti tutti, a beneficio di pochi. Voglio a questo proposito citare le parole che Cindy Fogliani ha inserito nella [oramai defunta NDR] tribuna degli Scoiattoli riferendosi all’utilizzo di fitoprodotti: “Certo finanziare la Shell con l’utilizzo di mezzi meccanici (e spostandosi in auto, e scaldando le case, e per la mescola delle pedule – o è gomma??) non è meglio. Insomma, siamo un po’ presi nel mezzo, ma comunque non bisogna secondo me mai perdere la minima opportunità che ci venga concessa per essere meno distruttivi. Tra l’altro pare che le piante se la cavino benissimo senza di noi (probabilmente meglio), ma noi senza di loro siamo morti stecchiti”.

 

Legge federale RS 814.81

1.1 Divieti e limitazioni
1 I prodotti fitosanitari non possono essere impiegati:
a. in regioni che, in virtù del diritto federale o cantonale, sono classificate come riserve naturali, sempre che le relative prescrizioni non dispongano altrimenti;
b.nei cariceti e nelle paludi;
c.nelle siepi e nei boschetti campestri nonché in una striscia di 3 metri di larghezza lungo gli stessi;
d.nel bosco e in una striscia di tre metri di larghezza lungo il suo margine;
e.nelle acque superficiali e in una striscia di 3 metri di larghezza lungo le rive delle stesse;
f.nella zona S1 di protezione delle acque sotterranee (art. 29 cpv. 2 dell’O del 28 ott. 19981 sulla protezione delle acque; OPAc);
g. su e lungo binari ferroviari nella zona S2 di protezione delle acque sotterranee.

2 I prodotti fitosanitari destinati a distruggere piante o parti di piante indesiderate o a influenzare la crescita indesiderata delle piante non possono inoltre essere impiegati:
a. su tetti e terrazze;
b. su spiazzi adibiti a deposito;
c. su e lungo strade, sentieri e spiazzi;
d .su scarpate e strisce verdi lungo le strade e i binari ferroviari

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La mia intenzione è di sensibilizzare gli arrampicatori a non usare diserbante o fitosanitari nelle zone di arrampicata (anche dove purtroppo è già avvenuto, per alcuni sembrerebbe una pratica usuale). Leggi o non leggi, usare questi prodotti per poter arrampicare è veramente di basso livello e insensato. Cerchiamo di mantenere intatti i nostri piccoli PARADISI verticali anche per il nostro futuro, per arrampicare e vivere la NATURA che ci avvolge (terra, sassi, fiori, rami, piante, licheni, ecc…) senza doverla sfruttare!!!!

Buone e sane arrampicate !!!

Francesco Pellanda

18 comments

  • quasi ogni volta che metto la corda in un rinvio la tengo qualche secondo in bocca per prenderne mezzo metro di più…e proprio nel punto che ho toccato con le dita che sono state dentro le fessure “diserbate” …sarà roba buona a contatto con la saliva ?? avete mai provato con il sale grosso da cucina pressato nei buchi-fessure ??

  • Posso assicurarvi che le pecore i rovi non li toccano! semmai le capre sono ottime tenere pulite le falesie con il problema che poi cagano alla base….vedi federica, prato, ecc.

    il problema di tagliare i rovi (o i noccioli) con le forbici é che si rischia di non avere alcun risultato ma penso che Eric ne sappia più di me. Tagliare e diserbante quando germogliano é sicuramente la soluzione migliore se viene applicato per diversi anni consecutivi.

    Quello che dici tu züghi sarebbe ottimale ma é, per i settori poci frequentati, poco realistico, e i risultati sono li da vedere.

    Volere o volare il diserbante é la soluzione più veloce e comoda anche se la meno ecologica.

    Sarebbe comunque interessante conoscere l’ impatto sull’ecologia delle varie attività legate all’arrampicata. Diserbare radio 24 e scalarci le vacanze non é forse meglio che volare a siurana per 1 settimanaoppure andare a St. moritz a sciare?
    Con il diserbante non se ne sta facendo un problema più grosso di quello che é?

  • Anche con i fitosanitari “standard” bisogna passare più volte contro i rovi . . . l’unica vera soluzione secondo me è che come dici tu “qualcuno (sperando noi siano sempre i soliti) ogni tanto va su con una forbice della vigna” [oppure come consiglia nick con le pecore (anche i maiali mi pare fanno bene il loro dovere)]!

  • Chiaro che già il fatto che viviamo vuol dire che abbiamo un impatto sulla natura… la domanda è quanto è questo impatto (o quanto vogliamo limitarlo).

    Come climber saremo anche amici della natura (visto che la “sfruttiamo”) ma sicuramente l’arrampicata è tutt’altro che ecologica: pensiamo solamente ai km di auto che facciamo ogni week end o per le varie vacanze… meglio giocare a calcio al campetto del paese (così si va in bici e ci si può fermare senza paura alla buvette :D).

  • Domanda (che è una domanda e non una provocazione): utilizzando dei diserbanti “normali” (quindi non napalm o roba da inquinare la falda per 10000 anni) dici che il problema a Radio24 si risolverebbe? Non credi/credete che anche utilizzando fitosanitari “standard” se non va su nessuno per 2 anni ci si ritrovi in mezzo ai rovi?

    Purtroppo penso che l’unica soluzione per mantenere un settore “pulito” è che sia battuto (e magari qualcuno ogni tanto va su con una forbice della vigna)….

  • dipende da quanto sono tossici i tuoi piedi. Se puzzano di brutto uccidono gli animaletti e fanno scappare le fighette! Quindi no!

    Se fanno seccare i rovi saresti comunque benvoluto!

  • …. e se si scala a piedi nudi si ha un “bonus diserbante” visto che si’inkuina risparmiando sulla non produzione delle pedule?

  • NAPALM: sembra interessante e “divertente”

    ps. non voglio offendere nessuno che sie é scottato….

  • Ho già usato metodi convenzionali quali zeky, motosega e fulcigia. Diserbante non ne ho mai usato.
    Quattro anni fa a Osogna ho decespugliato (1 giorno di lavoro) il settore Radio 24. Risultato: dopo un’ anno era già quasi impraticabile, adesso, dopo 4 anni,…non parliamone…

    A me quel piccolo “paradiso” verticale piaceva ora é un “Inferno” di rovi!

    Gradirei una soluzione pratica e costruttiva

    vorrei comunque ricordare che:

    -Le pareti su cui si scala in TI saranno meno dell 1% rispetto al totale delle rocce. Se nell’ 1% di questi casi verrebbe usato un’ po’ di diserbante il problema sarebbe limitato ad una roccia su 10000.

    -I rovi si sono appropriati di circa il 50% delle basi delle rocce, i licheni e muschi del 100%…sono loro gli egoisti…

    – la maggioranza degli arrampicatori (Io e tu compreso) sono die fannulloni e non tagliano un rovo…

    – una soluzione del tipo non scalare o vai da un altra parte non é gradita e sicuramente non coerente con lo stile di vita attuale di chi la propone. (Coerenza la si otterrebe solamente smettendo di respirare dopo avere postato il commento. Respirare contribuisce alla distruzione della natura tramite l’effetto serra)

  • Sottoscrivo al 100% quanto esposto da Francesco… mi resta comunque un dubbio: grattar muschio dai massi per far boulder, disgaggiar sassi pericolosi da vie lunghe ove uccelli possono nidificare, o strappare piante da fessure per poterci infilare le mani in realtà non è l’equivalente meccanico dell’uso chimico dei fitosanitari?

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